Elkann incontra di nuovo Trump alla Casa Bianca: i dazi spaventano Stellantis

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I dazi in arrivo sulle auto spaventano Stellantis, ma non solo. Così John Elkann è tornato a bussare alla porta di Donald Trump. Dopo un primo incontro negli scorsi mesi e al promessa di potenziare gli stabilimenti negli Stati Uniti, il presidente del gruppo automobilistico ha avuto un secondo faccia a faccia con il tycoon. I due si sono visti lunedì alla Casa Bianca: l'obiettivo di Elkann è proseguire il dialogo con il presidente e la sua amministrazione in questo momento cruciale per il futuro dell'industria automobilistica statunitense.

Anche Ford e General Motors, secondo Bloomberg, sono in pressing in un ultimo tentativo per frenare l’amministrazione Usa. La richiesta della triade di produttori è quella di escludere alcuni componenti per auto a basso costo dalle tariffe pianificate. Quando un reporter gli ha domandato se il presidente di Stellantis gli avesse chiesto una pausa dei dazi, Trump ha negato riferendo che il loro incontro ha riguardato altro.

Una ricostruzione difficile da credere, visto che si è alla vigilia dell’annuncio ufficiale, previsto il 2 aprile. E Stellantis è tra le aziende che rischia maggiormente con le tariffe imposte. Tra i temi dell'incontro è sostanzialmente certo che ci sia stata la competitività del sistema automotive nordamericano, su cui Elkann si era espresso la scorsa settimana in una call con gli analisti, oltre all'accessibilità economica dei prodotti fabbricati negli Stati Uniti e per le implicazioni sulla domanda.

Come altri produttori automobilistici statunitensi, il numero uno di Stellantis ha ribadito che l’aspetto più importante per il mercato è la chiarezza. Gli Usa rivestono particolare importanza per Stellantis: negli Usa impiega circa 75.000 dipendenti, per un fatturato annuo di circa 63,5 miliardi di euro e consegne pari a circa 1,4 milioni di veicoli. Il cattivo andamento nel mercato statunitense ha portato i conti del gruppo franco-italiano alla contrazione ed Elkann ha l’obbligo di rilanciare il marchio Jeep, vera cassaforte di Stellantis.

Si è così trovato spiazzato di fronte all’accelerazione del presidente Usa sui dazi per Canada e Messico, dove la casa automobilistica produce il 40% di pick up. Le tariffe dovrebbero essere al 25% e riguardare anche la componentistica. Senza riaperture negli Usa, i prezzi potrebbero lievitare di 7mila dollari spingendo gli acquirenti a scegliere altri marchi. Elkann le ha in programma, avendole già promesse subito dopo l’elezione di Trump ma non potranno essere immediate.

Il piano di Stellantis prevede la riattivazione dell'impianto di Belvidere, in Illinois, per produrre pick-up di medie dimensioni; l'avvio della produzione del Dodge Durango a Detroit, una nuova linea nello stabilimento di Toledo, in Ohio, e una ristrutturazione della fabbrica di motori di Kokomo, in Indiana, dove già si produce il motore Hurricane 4. Il movimento è necessario per non arretrare su un mercato fondamentale per il rilancio di Stellantis, dopo un 2024 da brividi per vendite e conti. Il tempo stringe.

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