Trump tira dritto sui dazi: "Non mi interessa se i prezzi della auto straniere saliranno"

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“Non mi interessa se i prezzi della auto straniere saliranno. Anzi lo spero perché vorrà dire che la gente inizierà ad acquistare auto americane, ne abbiamo in abbondanza”. Donald Trump tira dritto sui dazi ed esclude la possibilità di ritardi nella loro attuazione anche se apre a eventuali trattative sulle tariffe solo sei i paesi colpiti “vorranno darci qualcosa di grande valore. Altrimenti non c’è spazio per negoziare”. In una intervista alla Nbc il presidente degli Usa ha ribadito di essere convinto che i dazi siano l'elemento chiave per trasformare l’economia americana, punendo chi si è approfittato degli Stati Uniti per decenni. Il tycoon non ha comunque ancora chiarito né fatto trapelare cosa annuncerà il 2 aprile, ribattezzato il ‘giorno della liberazione’. Trump infatti svelerà i dazi ma non è chiaro di quale entità e reciproci fino a che punto, lasciando solo intendere che potrebbero colpire 1.000 miliardi di dollari di scambi commerciali.

Inizialmente aveva parlato di tariffe pari a quelle imposte contro gli Stati Uniti dai vari paesi. Di recente, invece, ha ipotizzato dazi inferiori a quelli fatti pagare agli Stati Uniti. E dietro le quinte con i suoi più stretti collaboratori è tornato a rilanciare l'idea di tariffe universali. L'ipotesi più probabile è quella delineata dal segretario al Tesoro Scott Bessent e prevede che a essere colpiti siano i ‘dirty 15’, i 15 paesi con cui gli Usa hanno il peggior squilibrio commerciale. Ma non c’è certezza sulla strada che Trump intraprenderà, visto che già nei giorni scorsi ha sorpreso il suo staff con l'annuncio sui dazi al 25% sulle auto straniere, la cui imminente entrata in vigore ha fatto scattare una corsa agli acquisti.

Quello che appare sicuro è che i dazi sulle auto saranno “permanenti”, ha spiegato Trump in un'intervista telefonica a Nbc, durante la quale non ha escluso di poter cercare un terzo mandato. L'Europa e i principali partner commerciali americani – Canada e Messicoin primis – attendono con il fiato sospeso la nuova stretta di Trump. “La trattativa sui dazi va condotta a livello europeo, sarebbe un errore condurle a livello italiano”, ha detto il ministro degli esteri Antonio Tajani. “L’obiettivo non è un braccio di ferro con gli Usa o un'arrendevolezza, quello che conta è tutelare le nostre imprese”, ha aggiunto Tajani, che ha chiesto che nella lista dei prodotti americani sanzionati “non sia messo il whisky perché rischiamo dazi enormi sui nostri vini. La linea della durezza non servirebbe a nulla”. Per il premier canadese Mark Carney la posta in gioco è particolarmente elevata con le elezioni a stretto giro. Le auto e i loro componenti sono la seconda voce più importante in termini di esportazioni, dando lavoro direttamente e indirettamente a 500.000 persone e rappresentando il 10% del Pil.

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