
C'è l'indagine ma la Provincia di Trento non si ferma. Il Pd: "Stop alla variante a Riva del Garda, è nell'inchiesta Benko"

03/28/2025 03:00 AM
La magistratura indaga, ma la politica non si ferma. A distanza di alcuni mesi dall'inchiesta della Procura di Trento, che ha scoperchiato un inconfessabile intreccio tra politica e affari in tutta la regione, si affaccia all'esame della giunta provinciale presieduta da Maurizio Fugatti la variante al piano regolatore di Riva del Garda che ha costituito uno dei più importanti episodi contestati. La giunta deve decidere se dare il via libera al provvedimento, approvato in una nuova formulazione, ma il Partito Democratico va all'attacco, chiedendo di sospendere ogni decisione, in attesa che l'inchiesta accerti le responsabilità.
All'epoca sono stati indagati Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti, referenti dell'imprenditore austriaco Renè Benko, attorno al quale ruotava, secondo l'accusa, un'associazione per delinquere sorta per controllare appalti e attività amministrative. Hager e Signoretti, in quanto presidente e consigliere della società proprietaria dell'ex area Cattoi di Riva del Garda, avrebbero cercato di "non far approvare la variante 13 al PRG, che avrebbe previsto per tale area l'integrale destinazione a verde pubblico in contrasto con la loro finalità lucrativa, poiché su quella superficie intendevano realizzare cubature residenziali".
Lo strumento adottato tra il 2019 e il 2020? Una minaccia nei confronti del sindaco Adalberto Mosaner, a cui era stato notificato un atto di citazione con una richiesta di risarcimento danni di oltre 20 milioni di euro. Mosaner ha poi vinto la causa sia in primo che in secondo grado. L'obiettivo non era stato raggiunto perché il primo cittadino aveva rimesso la delega all'urbanistica e si era dichiarato incompatibile rispetto alla votazione della variante, dopo essere stato citato in giudizio civile. La giunta aveva però sottoposto ugualmente il provvedimento al consiglio comunale. L'inchiesta ha portato agli arresti domiciliari per corruzione anche la sindaca leghista Cristina Santi, che era entrata in carica nel 2020 e che aveva avuto contatti con la società privata, intenzionata a riaprire la partita urbanistica. Il provvedimento è stato poi modificato nell'obbligo di firma, ma da alcuni giorni è stato revocato su richiesta dei pubblici ministeri. Santi non si ricandiderà alla carica di sindaco (non si è dimessa dopo essere finita sotto accusa) e ha chiesto di essere interrogata a distanza di tre mesi dalla notifica dell'ordinanza di custodia cautelare.
Accanto allo scenario giudiziario ce n'è uno politico-amministrativo, perché la variante 13 non fu mai approvata e la giunta Santi aveva raggiunto un accordo con la proprietà dell'area, introducendo la possibilità di edificazione, a differenza della precedente destinazione a verde pubblico. La variante 13 è così diventata la variante 13-bis, a cui però sta dando esecuzione un commissario ad acta. Ora i consiglieri provinciali dem Alessio Manica e Michela Calzà chiedono alla giunta Fugatti di non approvare la variante. Hanno indetto una conferenza stampa e inviato una interrogazione al presidente del consiglio provinciale trentino, Claudio Soini. "L'inchiesta 'Romeo' ha fatto emergere degli elementi che, se confermati, conferiscono un quadro molto preoccupante rispetto ad importanti partite urbanistiche – scrivono – La variante 13-bis è una delle operazioni al centro delle indagini".
"Ci risulta che vi siano stati incontri tra la dirigenza provinciale con competenza sull'urbanistica e una rappresentanza del Comune di Riva del Garda, al fine di continuare la trattazione della variante, pare con la finalità di ottenere un’approvazione entro il 14 aprile". È il termine ultimo, pena decadenza. L'approvazione, avvertono, "potrebbe avere gravissime ripercussioni sul futuro sviluppo urbanistico di Riva del Garda, financo arrivando a causare considerevoli danni patrimoniali agli enti pubblici e privati che sarebbero soggetti ad obblighi di ripianificazione". In attesa delle risposte della giunta Fugatti, l’assessore provinciale Mattia Gottardi ha confermato "che i tecnici della Provincia e gli uffici stanno lavorando ed esaminando gli atti inviati dal commissario".
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