
Dalle rappresaglie contro i giudici all'assalto agli avvocati: così Trump trasforma (in senso autoritario) il sistema giudiziario Usa

03/28/2025 03:03 AM
Donald Trump contro il sistema giudiziario americano. Sono ormai innumerevoli gli episodi che mostrano come il presidente e la sua amministrazione abbiano ingaggiato uno scontro feroce e dagli esiti imprevedibili con giudicifederali, studi legali sgraditi, la stessa rule of law, il principio di legalità che governa la democrazia americana da quando, 250 anni fa, i coloni si ribellarono alla monarchia britannica. La "crisi costituzionale" di cui negli Stati Uniti si parla ormai apertamente è proprio la rottura dell'equilibrio tra potere esecutivo e potere giudiziario. L'esecutivo non sembra più disponibile a piegarsi a limiti e controlli del giudiziario. L'esito possibile, temuto, è soprattutto uno. La trasformazione degli Stati Uniti in un sistema di governo autoritario.
È noto come, a partire dal 2020, Trump abbia più volte lamentato l'uso della giustizia come "arma" per distruggerlo. Una serie di inchieste ne hanno scandagliato comportamenti pubblici e privati. Il ruolo nell'assalto al Congresso del 6 gennaio. Il tentativo di ribaltare il voto del 2020. Il trasferimento di documenti top secret nella sua residenza di Mar-a-Lago. L'uso indebito di finanziamenti elettorali per comprare il silenzio di una prostituta. La violenza sessuale su un'altra donna. Gran parte di queste indagini non è andata da nessuna parte. Una sentenza della Corte Suprema ha stabilito la pressoché totale immunità di Trump: un presidente non può essere considerato penalmente responsabile degli atti intrapresi nell'esercizio dei suoi poteri. La vittoria alle presidenziali del 2024 ha fatto il resto. Le azioni legali contro di lui sono state sospese o sono decadute.
La vittoria del 2024 non è però stata solo la conclusione di una fase giudiziaria turbolenta. Il ritorno alla Casa Bianca del presidente è stato l'inizio di una nuova epoca di retribution, di rappresaglie e castighi contro critici e avversari – su cui peraltro Trump era stato molto chiaro in campagna elettorale. Al 22 ottobre 2024, come raccontava National Public Radio, il candidato repubblicano aveva profferito oltre cento minacce a critici e rivali. Kamala Harris avrebbe dovuto essere "messa sotto inchiesta e incriminata". Un procuratore doveva aprire un'indagine contro "Joe Biden, il più corrotto presidente della storia degli Stati Uniti d'America". Liz Cheney avrebbe dovuto essere incriminata "per alto tradimento". Una parte importante delle promesse rappresaglie riguardava il sistema giudiziario che aveva messo Trump sotto inchiesta. Jack Smith, lo special counsel che ha guidato l'inchiesta sul tentato golpe elettorale, "sarà licenziato in meno di due minuti, nel caso io diventassi presidente", disse Trump il 31 ottobre 2024.
Con l'entrata alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025, le parole non sono diventate fatti, nel senso che nessuno dei suoi critici o rivali è finito in prigione. Sarebbero atti, almeno per il momento, politicamente devastanti. E del resto per alcuni di questi, vedi Liz Cheney, Biden ha emesso un "perdono preventivo", che cancella qualsiasi presunto reato del passato. Sono però continuate le minacce vaghe e generalizzate. "Dovrebbero andare tutti in prigione", ha detto Trump in una recente visita al Dipartimento di Giustizia, senza fare nomi ma appunto chiedendo punizioni severe contro i responsabili della sua presunta persecuzione. Forme di rappresaglia ci sono comunque state. Funzionari e avvocati del Dipartimento di Giustizia che hanno preso parte alle inchieste contro di lui sono stati licenziati o si sono dimessi – tra questi, Jack Smith. Poi è venuto l'ordine esecutivo che sospendeva la security clearance – il nulla osta di sicurezza – per tutti gli avvocati di Covington & Burling, lo studio legale che ha rappresentato Smith durante lo scontro con Trump. Il nulla osta di sicurezza è ciò che permette ai legali di uno studio di lavorare a cause che coinvolgono il governo e temi sensibili legati alla sicurezza. Perdere il security clearance vuol dire rinunciare ai casi più importanti e remunerativi.
L'assalto agli studi legali sgraditi è continuato con ordini esecutivi che oltre a Covington & Burling hanno preso di mira Perkins Coie (che ha rappresentato Hillary Clinton durante la campagna elettorale 2016) e Paul, Weiss (che ha avuto tra i suoi partner un legale che ha lavorato a indagini su Trump alla procura distrettuale di New York). Anche in questi casi, sono stati ritirati i nulla osta di sicurezza. Paul, Weiss – in una mossa che ha suscitato l'indignazione del mondo legale americano – ha alla fine deciso di scendere a compromessi. In cambio della riattivazione del security clearance per lo studio, ha promesso di cancellare i suoi programmi DEI ("diversity, equity, inclusion") e di pagare 40 milioni di dollari per iniziative sponsorizzate dall'amministrazione. Nelle ultime ore gli avvocati americani sono stati al centro di un nuovo, durissimo attacco. Con un altro ordine esecutivo, Trump ha autorizzato l'attorney general Pam Bondi a revocare i nulla osta di sicurezza a tutti quegli studi legali che partecipano a cause considerate "irragionevoli" o "vessatorie" contro l'amministrazione. In altre parole, si minaccia di colpire tutti quegli studi legali che decidono di offrire i loro servizi a coloro che fanno causa al governo.
Gli attacchi più duri sono però stati riservati ai giudici che hanno bloccato gli ordini esecutivi di Trump. Sono oltre cento le causeaperte contro l'amministrazione per decisioni che vengono giudicate illegali o incostituzionali. Si va dall'ordine esecutivo sullo ius soli a quelli che hanno bloccato fondifederali già stanziati ai licenziamenti di centinaia di dipendenti federali all'esclusione delle persone transgender dall'esercito. Contro i giudici che bloccano gli ordini esecutivi, il grido di battaglia di Trump e dei suoi è ormai uno: impeachment, quindi messa sotto accusa e rimozione dei giudici. "Il solo modo per ristabilire il governo del popolo in America è l'impeachment dei giudici", ha scritto su X Elon Musk, che ha cominciato a finanziare con il massimo consentito per legge – 6600 dollari – le campagne elettorali di quei deputati repubblicani che chiedono la rimozione di un giudice (che appunto deve avvenire attraverso un processo e un voto del Congresso). L'impeachment è stato chiesto nei confronti del giudice Paul Engelmayer, che ha temporaneamente bloccato l'accesso del team Musk alla banca dati del Tesoro. E l'impeachment è stato chiesto nei confronti del giudice James Boasberg, che ha bloccato le deportazioni di centinaia di detenuti venezuelani accusati di essere membri della gang Tren de Aragua, dalle carceri americane a quelle di El Salvador.
Contro Boasberg è stato lo stesso Trump a tuonare, definendolo "un pazzo radicale di sinistra, uno che crea guai, un agitatore". Boasberg si è infatti messo in testa di valutare la legalità della mossa dell'amministrazione, che ha fatto partire le deportazioni sulla base dell'Alien Enemies Act del 1798, una legge che consente al presidente in tempo di guerra di arrestare ed espellere cittadini di nazioni ostili. Gli Stati Uniti non sono attualmente in guerra, né sono oggetto di un'invasione. L'uso di una legge che è stata applicata solo in circostanza eccezionali – durante la guerra con la Gran Bretagna del 1812; durante il primo e il secondo conflitto mondiale – rischia di minare uno dei principi cardine della Costituzione americana: e cioè che nessuno sia "privato di vita, libertà, proprietà" senza un giusto processo. Secondo Boasberg, i detenuti sarebbero stati deportati senza che fosse stata davvero provata la loro appartenenza alla gang. "Le ramificazioni di questa strategia sono incredibilmente preoccupanti", ha affermato il giudice.
Il caso di Boasberg va però ben al di là di un semplice scontro tra amministrazione e giustizia. Nonostante il suo ordine, l'amministrazione ha fatto ugualmente partire i due aerei con i detenuti. Nonostante la richiesta – molto chiara – fosse quella di bloccare i voli, i voli non sono stati bloccati. "Arriverò fino in fondo, per capire chi ha trasgredito i miei ordini", ha detto Boasberg. Il fatto è comunque senza precedenti. Mai, nella storia americana, un presidente ha apertamente violato l'ordine di un tribunale. Negli anni Trenta la Corte Suprema si oppose a molti dei programmi del New Deal di Franklyn Delano Roosevelt. Il presidente, infuriato, propose di allargare la Corte Suprema, ma non sfidò le sentenze. Quando la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la decisione di Harry Truman di sequestrare l'industria siderurgica, durante la guerra in Corea, Truman reagì male, ma si piegò al volere della Corte. Richard Nixon ottemperò alla sentenza di un tribunale che gli chiedeva di consegnare i nastri del Watergate, anche se la cosa poteva costargli la presidenza. E Joe Biden ha sempre rispettato le sentenze dei giudici, che si trattasse di prestiti studenteschi o obbligatorietà dei vaccini.
Quanto fatto da questa amministrazione è dunque inedito. Lo scorso 11 febbraio, Trump aveva del resto detto: "Io mi sottometto sempre al giudizio delle corti, poi faccio appello". Su Truth Social, ha però anche scritto: "Colui che salva il suo Paese, non viola alcuna Legge". È questa seconda strategia che sembra ora prevalere. Trump si ritiene in diritto di non seguire la legge, in quanto afferma di agire da "salvatore" dell'America. Dovesse continuare su questa strada, c'è ben poco che giudici e tribunali potranno fare. Un giudice non ha infatti alcun mezzo coercitivo per far rispettare una sua sentenza. La cosa più probabile è dunque che i casi finiscano, uno dopo l'altro, alla Corte Suprema, che dovrebbe mettere la parola fine allo scontro. Intanto, però, la crisi costituzionale è senza precedenti. La democraziaamericana si era finora affidata alla lungimiranza del potere esecutivo, alla sua accettazione volontaria del governo della legge. Questa amministrazione non si ritiene vincolata alla legge, perché è il presidente stesso che si crede fonte della legge. Gli argini si sono quindi rotti e, secondo molti esperti di diritto, la minaccia autoritaria non è più solo una possibilità. È ciò che si compone velocemente davanti e intorno all'America.
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