La vostra coppia non funziona? La soluzione potrebbe essere non lasciarsi: ecco "Come sopravvivere a un matrimonio imperfetto ed essere felici"

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Chi gode di buona salute dovrebbe stare alla larga dal matrimonio. Un siparietto preso dalla comicità sul tema fa notare che nel linguaggio formale si dice 'contrarre matrimonio', come per le malattie. Il matrimonio è paragonabile a un virus che si contrae? Di certo ti entra dentro come quello dell'herpes e non te ne liberi più, nemmeno se divorzi. Continuerà a manifestarsi a sorpresa quando meno te lo aspetti. Allora, forse, converrebbe ripensarlo, analizzarlo per capire cosa può dare alla nostra e altrui crescita personale. Non per difenderne l'istituzione in quanto tale ma per viverlo come percorso di presa di consapevolezza dell'imperfezione e della perfettibilità umane. Se il partner o la partner non sono perfetti come nelle fiabe, dura quanto triste realtà, chiedersi se è più doloroso chiudere un rapporto, con tutto ciò che comporta, o dare una nuova chance al rapporto è d'obbligo. Elisabetta Ambrosi, che ha appena pubblicato "Come sopravvivere a un matrimonio imperfetto ed essere felici" (San Paolo Edizioni), intende porre i riflettori su questa possibilità alternativa: decidere di non lasciarsi nonostante tutto, restare e affrontare. Il suo libro è un invito a imparare la strada, più ardua, del proseguire la relazione quando le cose non vanno. Una sfida a fare i conti con l'imperfezione, nostra e altrui, e persino con l'infelicità come parte dell'esperienza umana.

Ma come si fa a sopravvivere a un matrimonio imperfetto? Stiamo parlando, ovviamente, solo di banale quotidianità. Di rapporti stanchi e sbiaditi dopo tanti anni, di quando lui ormai ‘si divana’ davanti alla tv senza neanche un ciao e lei ogni giorno ha un aperitivo con le amiche per sfuggire, appunto, alla monotonia reciproca del 'non è interessante ciò che fai basta che paghiamo il mutuo e gli sport dei ragazzi". E la passione, la condivisione dei sogni, dei desideri, delle esperienze? Per prima cosa l'autrice invita a ridurre il carico di aspettative che riponiamo nel partner e a smettere di fare la guerra con il nostro vissuto e con chi quel vissuto lo popola. Basta idealizzazione! In uno dei primi capitoli del libro spiega che idealizzare il partner e cercare disperatamente di cambiarlo se non corrisponde all'ideale agognato porta solo a frustrazione. Scrive: "Accettare il vostro matrimonio per quello che è vi renderà molto meno infelici di prima". Specifica l'aspetto positivo: "Liberarsi da proiezioni e idealizzazioni sbagliate potrebbe essere (non sempre ma spesso sì) la strada perché il rapporto migliori, il dialogo aumenti, la conflittualità si riduca e si liberi di conseguenza uno spazio emotivo. Per entrambi". Ambrosi però fa una distinzione importante sull'accettazione dell'altro: accettare non significa non cambiare insieme. Per lei quella dell'accettazione dei limiti, al contrario, "è' la strada per cambiare, per ridurre il conflitto, aprirsi all'ascolto, smettere di proiettare sull'altro un'immagine che non gli corrisponde e distruggerlo ogni giorno perché non è ciò che avevamo immaginato".

L'alternativa? Cambiare persona. Spesso per scoprire che dietro l'allettante seduzione si può nascondere l'ennesima imperfezione. "Il vero problema sono, sotto certi versi, il matrimonio e la convivenza stessi – racconta Ambrosi – convivere per decenni, condividere problemi economici, pratici, di salute, è sfinente di per sé. E anzi, chi vi racconta la barzelletta di un'intimità esuberante e di un'intatta felicità andrebbe guardato con sospetto, come se fosse leggermente, e forse ancor più che leggermente, disturbato". Ecco il punto: i disturbati sui social sono tantissimi. E postano contenuti non reali. La scrittrice parla della sua esperienza personale: "Spesso cado in ipnotica osservazione di alcune amiche che su Facebook e Instagram parlano dei propri compagni in termini estatici, esaltano la fusione di corpi e anime, l'amore intatto dopo anni se non decenni". Qualcosa non torna: "Penso che scrivere questi post grondanti romanticismo esprima un'incapacità di viversi come sole, uniche, separate, dunque una profonda insicurezza, in fin dei conti. E penso che bisognerebbe andare oltre"

L'amore romantico? Per Ambrosi (e non solo per lei) è una bugia. L'equilibrio perfetto, costante ed eccitante, di ragione e passione, sesso e dialogo sono un'utopia. "Per mantenere tale quell'alchimia ci sarebbe bisogno di un turnover costante, visto che romanticismo e passione fisica – ma anche e soprattutto l'intesa mentale – si esauriscono in pochi anni (a volte mesi)". Rivela con lucidità: "Bisognerebbe per paradosso celebrare un matrimonio ogni due o tre anni, separarsi ogni due o tre anni. Scarsamente realistico sotto tanti punti di vista".
Ma le star lo fanno! Potrebbe ribattere qualcuno. Tuttavia Ambrosi parla alla gente comune. E suggerisce la sua alternativa: "Più che continuare ad arrovellarsi con fantasie di sostituzione, cercate di trovare spazio all'interno del matrimonio. Uno spazio può essere anche fisico, una casa più grande, un'altra stanza, un viaggio solitario o anche psicologico, mentale, per ridurre il fastidio provocato da certi atteggiamenti, o meglio, per ridurre la fatica che la presenza dell'altro impone". Certo, non c'è da stare allegri quando l'altro è vissuto come un fastidio.

Ma, per Ambrosio, impiegare quelle risorse, mentali, emotive, ma soprattutto materiali, che si sarebbero perse nella separazione, per cercare spazi cuscinetto che evitino l'attrito e ridiano maggiore ossigeno a sé stessi, vale la pena. Soprattutto serve a superare l'errore di identificarsi con il proprio matrimonio. E il sesso? Non è un aspetto fondamentale? L'autrice su questo punto è realista. Prima la secchiata d'acqua fredda, poi la tiepida speranza: "Occorre accettare una sua naturale decrescita. Dopo aver detto che non vale la pena tradire, per la fatica che comporta e le energie che sottrae, dopo aver detto che il sesso potrebbe essere sostituito da altre attività interessanti, buone e belle, vorrei dire che in una coppia anche non perfettamente funzionante o comunque stanca da secoli di fatiche, in particolare la nascita dei figli, il sesso può tornare!" La buona notizia è che un sesso ritrovato "nasce veramente dall'amore verso l'altro, un amore reale, concreto, profondo. Non dall'eccitazione, che non tornerà".

Non spoileriamo. Anticipiamo solo che la chiusura del libro è un decalogo per chi ancora non si è sposato. Ambrosio consiglia un periodo di convivenza prima di fare il grande passo. Ma l'aspetto più importante secondo l'autrice è l'indipendenza economica, o quanto meno una solida professionalità da spendere. Sui soldi, inoltre, ci dovrà essere massima trasparenza: "Non sposatevi senza nulla in mano per carità!". Ecco. Questo ci sembra un passaggio davvero importante che va ben oltre il suggerimento delle nostre nonne: letti uniti conti separati. Che i conti non siano mai vuoti oppure che ci sia la possibilità di lavorare per riempirli. Solo allora si potrà liberamente scegliere se restare in un matrimonio.

L'articolo La vostra coppia non funziona? La soluzione potrebbe essere non lasciarsi: ecco “Come sopravvivere a un matrimonio imperfetto ed essere felici” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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