
Come si chiama l'Elon Musk napoletano? La Danza dei Setti veli di Salomè incanta il San Carlo. Sovrintendente Lissner ultimo atto

03/24/2025 12:01 PM
Le idee nascono da una scintilla. Per Marco Abbro, osteopata di formazione, sperimentatore di vocazione, è nata in garage dentro un barattolo di batteri fermentati. È finita sui costumi di scena di Salomé al Grand Debutto al Teatro San Carlo. Intuizione: dai rifiuti industriali destinati al macero, dal mandarino flegreo alla mela annurca, passando per l’uva da Falanghina, praticamente una macedonia di scarti che diventa brodo di coltura di microrganismi. Il risultato è una bio/cellulosa multi/uso adattabilissima a creare simil/tessuti, oggetti di design, di costruzione e altro. E perché no, pronti a essere lanciati anche nello spazio.
Dal degrado sociale e ambientale di Villa Literno, una sorte di No Land, è nato il suo Lab High Tech, il Knowledge for Business in collaborazione con la startup TecUp. Vasche/piscine di acquacoltura ( il garage di casa non bastava più) sono l’ossatura dell’ industria 5.0 del Mezzogiorno. Salomé ondeggia sinuosa in abito che fa un po' Star Trek, in cambio Erode le consegnerà su un piatto d'argento la testa decapitata di Giovanni Battista, lei la bacerà con macabra cupidigia. È l'ultima mise en scene voluta dal Sovrintendente Lissner che termina così un mandato un po' da montagne russe per le ingerenze delle istituzioni. È stato Sovrintendente dell'Opéra di Parigi e del La Scala ( doppio mandato) e già nel 2015 lamentava: La Scala punita dalla politica. A Parigi la politica rimane fuori dal teatro. Il caso Sostakovic è paradigmatico del rapporto tra arte e potere, ma accadeva all'incirca un secolo fa.,
Oggi 24 marzo debutta al Teatro Stabile Mercadante Gli Occhiali di Sostakovic e già il sottotitolo Onori e Terrori di un antieroe è già un corto circuito drammaturgico. Il testo di Valerio Cappelli ( che firma anche la regia), scrittore e firma storica del Corriere della Sera, è attuale più che mai. Sostakovic, compositore "ufficiale" gradito alla propaganda o dissidente occulto che inseriva messaggi in codici antistaliniani nelle sue partiture. Su un sottofondo di note sinfoniche alternate a suoni di sirena, cingolati e truppe in marcia un intenso Sergio Rubini, dietro occhiali spessi da miope, è Sostakovic. Aveva 29 anni ma era già una stella della musica russa, quando conobbe il "Terrore" e le "Purghe" di Stalin che fece arrestare il cognato, la suocera, la sorella e uno zio mentre migliaia di cittadini innocenti venivano giustiziati o deportati nei lager. E La Pravda, organo ufficiale del partito Comunista, stronacava Sostakovic scrivendo: “Caos anziché musica: Si tratta di uno scherzo di astuta ingenuità che può finire molto male…" .
E l'illustre compositore si trovò davanti al dilemma: sacrificare la sua libertà d'espressione e cercare di sopravvivere come farebbe qualunque altro essere umano. L'aristocratico di Leningrado era un pavido, un coraggioso, una vittima, o un eroe? Di certo il rapporto con il Cremlino fu ambiguo che lo premiava e lo minacciava, ne faceva un ambasciatore culturale all'estero e lo censurava in patria.
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